Volontariato oggi

VOLONTARIATO

Ci siamo interrogati su “Cos’è oggi il volontariato?” e l’abbiamo fatto cercando di cogliere il senso profondo del volontariato, legato alle relative fasi storiche e la legislazione di competenza. Ci siamo immersi nei significati delle parole, nei messaggi chiari della legislazione, nei significati profetici di un volontariato che parla a se stesso e alla cittadinanza, dichiarando i proprio valori.
Il volontariato continua a costituire una risorsa fondamentale per il benessere del bambino ospedalizzato. Non snaturando la propria identità di fornitore di “risposte creative ed efficaci ai bisogni dei destinatari della propria azione” (Carta dei valori del volontariato), negli anni il volontariato ha ampliato i propri orizzonti diventando soggetto critico e riconoscendosi un ruolo politico; cioè “con le sue organizzazioni sollecita la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rileva i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado”(ibidem).
In altre parole il V. svolge un ruolo profetico quando è portatore del cambiamento sociale, culturale, politico, superando gli approcci di assistenzialismo, beneficenza e perbenismo, concetti in decrescita in un V. moderno. Il volontario con una mano offre accompagnamento a chi è in stato di necessità, con l’altra indica i bisogni e una nuova strada per sradicarne le cause.

Nella Costituzione Italiana viene fatto cenno ai fondamenti del volontariato nell’art 2 e nel art 118
L’art. 2 della Costituzione italiana riconosce la centralità della persona umana – dei suoi valori e dei suoi bisogni, non solo materiali, ma anche spirituali. Lo Stato diviene perciò strumento posto al servizio della persona.
Nell’art 118 comma 4 viene sancito invece il Principio di sussidiarietà orizzontale

Art 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.
Art. 118
Stato, Regioni, città metropolitane, Province, Comuni, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà

Legge 266
L’approvazione della legge 266 (Legge quadro del Volontariato) risale all’11 agosto 1991. La sua emanazione tuttavia rende ancora più urgente la comprensione di tutto quello che avviene nel complesso “universo volontariato”, sempre più fenomeno associativo. Attraverso questa Legge lo Stato Italiano “riconosce il valore sociale e la funzione dell’attività di volontariato come espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo, ne promuove lo sviluppo salvaguardandone l’autonomia” e lo chiama a partecipare alla riprogettazione dello Stato sociale dopo il declino del vecchio modello e la necessità di promuovere un welfare mix di tipo comunitario. Dalla seconda metà degli anni ottanta si avvia una fase di progressiva professionalizzazione e specializzazione del volontariato, mostrandosi così più affidabile e competente con l’amministrazione pubblica. Nella legge 266, infatti, si ribadisce il carattere non professionale ma bensì il carattere qualificato delle azioni volontarie.

Carta dei valori del volontariato
I promotori della prima Carta dei valori del Volontariato l’hanno chiamata “Un punto di arrivo, per una nuova partenza ” quando hanno presentato il testo definitivo del documento che, redatto inizialmente su una traccia proposta dalla
FIVOL ( la Fondazione italiana del volontariato) e dal Gruppo Abele, è stato “successivamente integrato, discusso e condiviso dall’apporto di diverse organizzazioni di volontariato, di singoli volontari, di studiosi”.
La carta dei valori aveva come obiettivo quello di fotografare gli aspetti essenziali del volontariato auspicando una sempre più forte consapevolezza del suo duplice ruolo: la dimensione attiva, attraverso la gratuita presenza nel quotidiano e la dimensione politica che riveste un soggetto sociale che partecipa alla rimozione degli ostacoli che generano svantaggio, esclusione, degrado e perdita di coesione sociale.

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